La Cina alla conquista degli asini africani

Per anni, le aziende cinesi e i loro appaltatori hanno macellato milioni di asini in tutta l’Africa, per procurarsi la gelatina delle pelli degli animali che viene lavorata per produrre medicine tradizionali, dolci popolari e prodotti di bellezza in Cina. Questa crescente domanda di gelatina ha decimato le popolazioni di asini africani a un ritmo così allarmante che adesso, riferisce un’inchiesta del New York Times, l’Unione Africana vuole fare in modo di porre fine a questa strage. L’Unione Africana, l’organismo che comprende i 55 stati del continente, ha quindi adottato questo mese un divieto a livello continentale sulle esportazioni di pelle d’asino, nella speranza che le scorte si riprendano. Per l’Africa, l’asino è più che un semplice animale, ma “un mezzo di sopravvivenza” che però diventa vittima della “domanda di beni di lusso da parte della classe media cinese”, spiega Emmanuel Sarr, che dirige l’ufficio regionale per l’Africa occidentale di Brooke, un’organizzazione non governativa con sede a Londra che lavora per la protezione di asini e cavalli. La Cina è il principale partner commerciale di molti paesi africani. Ma negli ultimi anni le sue aziende sono state sempre più criticate per aver impoverito le risorse naturali del continente, dai minerali alla pesca e ora alle pelli d’asino, una critica che in precedenza era diretta principalmente ai paesi occidentali.

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