Il Consiglio provinciale di Trento ha approvato il Ddl “ammazza-orsi”. La norma dà la possibilità all’amministrazione di abbattere fino a 8 orsi problematici all’anno per un triennio. Secondo Ispra, quindi, “otto sarebbero gli esemplari di orso che possono essere uccisi senza portare a un declino demografico della specie”. Gli abbattimenti possono essere effettuati esclusivamente dal personale del Corpo forestale della Pat. Entro maggio è previsto un programma di interventi per introdurre, nelle zone più a rischio, cassonetti anti orso per i rifiuti organici e campane semi–interrate sostituendo i bidoni attuali nelle zone ecologiche pubbliche e private se vicini al bosco. Inoltre, è prevista entro dicembre la razionalizzazione dell’attività di foraggiamento degli ungulati nelle aree di diffusione dell’orso in particolare nelle aree antropizzate e a rischio. Il progetto Life Ursus prevedeva la modifica dell’approccio del territorio verso gli orsi, ma in Trentino non è stato fatto nulla: è mancata la gestione. Dal 2018 al 2023 non ci sono atti in materia. Si consente il foraggiamento, richiesto solo dalla categoria dei cacciatori, ma se l’orso va in quelle postazioni diventa pericoloso. Li adeschiamo e poi li condanniamo a morte. Lo stesso vale per le carcasse non smaltite correttamente dagli allevatori, che poi si lamentano se si moltiplicano i carnivori. Il provvedimento è in contrasto con le normative europee e con la nostra Costituzione. Le regole del PACOBACE, il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno rimangono le stesse, ma è coperta dalla legge la previsione dell’abbattimento.
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