Per la morte dell’orsa Amarena, avvenuta la notte del 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi, nell’aquilano, all’unico iscritto nel registro degli indagati viene contestata l’uccisione di animali aggravata dalla crudeltà e dagli spari pericolosi. Questa è l’imputazione finale decisa dal procuratore capo del tribunale di Avezzano (L’Aquila), Maurizio Maria Cerrato. All’animale sparò un commerciante del posto, di 56 anni. Al momento dello sparo l’orsa era innocua. Questo risulta dalla relazione sulla necroscopia eseguita dal medico legale Rosario Fico. Una radiografia ha confermato la morte per dissanguamento del plantigrado. Importante anche la relazione della perizia balistica del maggiore dell’Esercito italiano, Paride Minervini, il perito ha chiarito che il colpo letale ha raggiunto la spalla dell’orsa perforandole il polmone. Al rumore dello sparo, quella notte, i suoi 2 cuccioli si allontanarono e scapparono verso il bosco. Con tutti i mezzi possibili i piccoli sono stati monitorati e seguiti in questi mesi per assicurare la loro sopravvivenza. La specie ‘Orso bruno marsicano’ è a rischio estinzione, si contano appena 50 esemplari. Diverse le associazioni mobilitate per il processo che si terrà ad Avezzano (L’Aquila) che intendono costituirsi parte civile. Tre queste Salviamo l’orso: “Come annunciammo a settembre 2023, in caso di condanna dell’imputato, condanna che riteniamo certa, chiederemo in sede civile un risarcimento milionario che lo costringa a passare i prossimi anni tra avvocati e aule di Tribunale come è accaduto a colui che nel 2014 uccise un orso a Pettorano sul Gizio in circostanze simili e se sarà possibile alla fine del procedimento utilizzeremo il suo denaro per aiutare i nostri orsi”, ha detto Stefano Orlandini, presidente dell’associazione.
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