E’ entrata in vigore il 7 agosto in Corea del Sud la legge che vieta l’allevamento, la vendita e la macellazione di cani per il consumo alimentare. Il provvedimento prevede un risarcimento finanziario per gli operatori dell’industria costretti a chiudere la loro attività entro un periodo di grazia di tre anni. L’entrata in vigore della legge impone anche al governo di varare misure a sostegno delle circa 5.600 piccole attività nazionali che dovranno chiudere per effetto della messa al bando del settore. Oltre 6 milioni di famiglie sudcoreane hanno cani come animali domestici in un Paese di circa 51 milioni di persone e il presidente della Corea del Sud, Yoon Suk Yeol, e la first lady Kim Keon-hee sono proprietari di sei cani, tra cui un cane guida per ciechi e un cane da soccorso in pensione. La moglie del presidente, in particolare, ha sostenuto pubblicamente in più occasioni il movimento contro il consumo di carne di cane. Quasi i due terzi dei partecipanti a un sondaggio di Gallup Korea effettuato lo scorso anno si sono espressi contro il consumo di carne di cane, e solo l’8 per cento ha dichiarato di aver mangiato carne di cane nei 12 mesi precedenti, in calo del 27 per cento rispetto al 2015.
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