In sei stagioni venatorie tra il 2017 e il 2023 sono stati abbattuti 32,6 milioni di uccelli. Lo si desume dal report dell’ISPRA “La pressione venatoria sull’avifauna italiana dal 2017 ad oggi”, basato sull’analisi dei dati di abbattimento estrapolati dai tesserini venatori dalla stagione 2017/2018 alla stagione 2022/2023, in ottemperanza agli obblighi derivanti dalla Direttiva 2009/147/CE. Si tratta di numeri inquietanti, anche perché le Regioni trasmettono solo una parte dei dati. Un’eccezione particolarmente negativa è rappresentata dall’Umbria che, da quanto si apprende, non avrebbe mai fornito alcun dato all’ISPRA. “La cifra reale – osserva Enpa – potrebbe essere almeno il doppio, proprio a causa delle gravi mancanze nella trasmissione dei dati”.
Tra le vittime preferite dai cacciatori nell’ultima stagione venatoria analizzata, spicca il tordo bottaccio (foto), con oltre 2.100.000 esemplari uccisi nel 2022/23. Seguono il colombaccio (oltre 660.000) e l’allodola, con quasi 425.000 individui abbattuti. “Una vera strage – commenta Enpa – che rappresenta anche un insulto alla nostra Costituzione, che all’articolo 9 riconosce tra i doveri della Repubblica la tutela della biodiversità, da preservare per le future generazioni. Fino a quando le Regioni – prosegue l’associazione -non forniranno dati completi e affidabili, la caccia dovrebbe essere sospesa. Non è accettabile continuare ad autorizzarla ignorando leggi e direttive europee, mentre la comunità scientifica riconosce apertamente la gravità della crisi della biodiversità”.
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