Declassamento lupo: ritorno al Medioevo

Previsto per il 5 giugno il declassamento del lupo al Consiglio Europeo, mentre diversi Stati Membri dell’UE annunciano il mantenimento della protezione rigorosa. Nel frattempo, una ventina di associazioni animaliste europee attendono l’esito del ricorso presentato alla Corte di Giustizia dell’UE per fermare questo attacco alla biodiversità. Il piano annunciato da Ursula von der Leyen per ridurre lo status di protezione del lupo punta a conquistare il favore di una ristretta minoranza di agricoltori e dalle lobby europee dei cacciatori. Il tentativo di declassare il lupo ha avuto successo solo grazie alla passività degli Stati Membri dell’UE, all’inspiegabile rinuncia del Parlamento Europeo ad esercitare le proprie prerogative, e all’opacità delle dinamiche decisionali all’interno della Convenzione di Berna, dove l’UE-27 detiene una posizione di maggioranza, ma è assente un processo di valutazione scientifica indipendente delle proposte avanzate dalle Parti Contraenti. Il pretesto per questa mossa è stato un report commissionato e finanziato dalla stessa Commissione Europea ad una società di consulenza: un documento non accademico. La risposta da Bruxelles è stata sorprendente: ignoriamo la scienza, anche se il diritto europeo non lo consente, e andiamo avanti per la nostra strada. Anche i dati parlano chiaro: le predazioni da parte del lupo rappresentano appena lo 0,07% delle perdite tra ovini e caprini in Europa (principali target di attacchi). Eppure, nonostante le predazioni pesino in modo irrilevante nel bilancio agricolo dell’UE e il lupo sia ancora classificato come vulnerabile e a rischio di estinzione in molte aree Europee, la Presidente della Commissione ha sostenuto la linea dell’abbattimento. Alle evidenze scientifiche si preferiscono le favole popolari, i vertici di Bruxelles ci vogliono far tornare al Medioevo. Le Associazioni animaliste chiedono una riforma seria e strutturale della normativa europea sulla natura: una riforma che superi l’attuale logica strumentale delle “liste” e degli “allegati”, ormai utilizzati a fini puramente politici, e che adotti un approccio ecosistemico e climatico, non più centrato su singole specie o habitat. Una gestione affidata a chi possiede competenze reali, etica e rispetto per la natura. Per l’Italia, chiediamo che la gestione della biodiversità sia affidata ai Carabinieri Forestali, con il supporto di una rete di Università, istituti di ricerca e un comitato etico indipendente.

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