L’Italia deve agire per eradicare la formica di fuoco, originaria del Brasile e sbarcata in Sicilia, un insetto che, oltre ad infliggere punture molto dolorose, arreca danni significativi alle colture ed è annoverato tra le cento specie aliene più invasive del mondo. La Commissione Europea ha inviato un parere motivato all’Italia per non aver “impedito né gestito” l’introduzione e la diffusione della formica di fuoco (Solenopsis invicta), come previsto dal regolamento sulle specie esotiche invasive. Le specie esotiche invasive sono una delle cinque principali cause di perdita di biodiversità in Europa e nel mondo: la formica di fuoco, oltre che alle colture, causa danni al bestiame. Inoltre, non disdegna l’ambiente urbano: quando arriva in città, tra l’altro, attacca i cavi elettrici e provoca buche nelle strade. Il regolamento mira a prevenire, ridurre al minimo e mitigare gli effetti negativi delle specie esotiche invasive sulla biodiversità e sugli ecosistemi correlati, nonché sulla salute e la sicurezza umana, e a ridurne l’impatto sociale ed economico in Europa. Contrariamente a quanto previsto dal regolamento, dopo la segnalazione della formica di fuoco in Sicilia, l’Italia “non ha notificato tempestivamente” alla Commissione e agli altri Stati membri la sua individuazione. Le autorità italiane non hanno inoltre notificato alla Commissione le misure di eradicazione adottate entro tre mesi dalla notifica di individuazione. La Commissione ha quindi inviato una lettera di messa in mora all’Italia nel novembre 2024. All’esecutivo Ue “risulta che per lungo tempo” dopo il rilevamento della formica di fuoco “non sia stata adottata alcuna misura di eradicazione” e che l’Italia “non abbia adottato tutte le misure necessarie per prevenirne la diffusione accidentale”. L’Italia, per la Commissione, non ha inoltre attuato efficacemente il sistema di sorveglianza delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Inoltre, non ha affrontato diverse argomentazioni sollevate nella lettera. Pertanto, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia, che ha ora due mesi per rispondere e adottare le misure necessarie. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
.

Lascia un commento