Abbandonati o fuggiti; feriti o semplicemente smarriti, le guerre contano un interminabile elenco di vittime invisibili, che non compaiono nei bilanci ufficiali. Sono gli animali domestici lasciati indietro da famiglie in fuga, dispersi sotto i bombardamenti o abbandonati nell’esodo. Dalle strade bombardate della periferia sud di Beirut ai rifugi saturi di Dubai, fino alle città ucraine devastate dai raid russi: scenari diversi ma accomunati dall’emergenza in cui volontari e associazioni portano avanti un lavoro rischioso e spesso poco raccontato per salvare cani e gatti rimasti intrappolati tra macerie e le crisi umanitarie. Nel Golfo, le organizzazioni animaliste denunciano che migliaia di animali domestici vengono lasciati indietro mentre i proprietari lasciano in fretta il Medio Oriente a causa della guerra con l’Iran. Dall’1 marzo, circa 45 mila cittadini britannici hanno lasciato la regione e, secondo le associazioni animaliste, l’accelerazione delle partenze si sta riflettendo direttamente sui rifugi degli Emirati Arabi Uniti. Hannah Mainds, responsabile della sezione Rspca di Blackpool e North Lancashire, che in passato ha vissuto a Dubai, ha ricordato di avere visto animali con microchip, chiaramente amati e accuditi, ritrovarsi all’improvviso senza famiglia. K9 Friends, una delle principali organizzazioni impegnate nel soccorso dei cani abbandonati, riferisce che molte persone sono state costrette a partire all’improvviso, lasciando dietro di sé gli animali. Dubai Street Kitties denuncia di essere arrivata al limite, con ogni stanza piena e richieste incessanti per gatti feriti, abbandonati o cuccioli lasciati soli. Six Hounds parla di una situazione quotidiana di sovraccarico, tra scarsità di fondi e personale insufficiente. Le associazioni provano almeno a evitare l’abbandono fornendo contatti e informazioni pratiche a chi vuole partire con il proprio animale. Le autorità di Dubai, intanto, hanno reagito all’aumento di cani e gatti randagi installando 12 stazioni di alimentazione gestite da sistemi di intelligenza artificiale.
In Libano, invece, il dramma si consuma direttamente sotto le bombe. Nella periferia sud di Beirut, colpita dai raid israeliani, i volontari di Animals Lebanon entrano nelle aree devastate per recuperare cani e gatti rimasti nelle case o dispersi durante la fuga dei proprietari. Cercano animali feriti, terrorizzati, nascosti tra i resti degli edifici distrutti. I volontari spiegano che i felini, in particolare, reagiscono ai boati nascondendosi e spesso le famiglie non riescono a trovarli prima di scappare. Dal 2 marzo, secondo Animals Lebanon, sono stati soccorsi 241 animali tra la periferia sud di Beirut e il sud del Libano. Oltre ai salvataggi, l’associazione distribuisce cibo e medicinali veterinari alle famiglie sfollate e alimenta gli animali randagi. Alcuni animali recuperati vengono poi ospitati nelle strutture dell’associazione, in attesa di essere ricongiunti con famiglie costrette a dormire in strada o nei centri di accoglienza. A dimostrare come questa emergenza non è episodica, ma strutturale anche l’esperienza dell’Ucraina, dove la guerra iniziata con l’invasione russa del 24 febbraio 2022 ha travolto milioni di animali domestici. Prima del conflitto, il Paese ospitava circa 5,5 milioni di gatti e 750 mila cani. Con l’ingresso dei carri armati russi e l’inizio dei bombardamenti, gli animalisti avevano persino invitato le famiglie, nei casi estremi, a lasciare gli animali liberi per dare loro almeno una possibilità di salvarsi.
Da allora, un piccolo esercito di volontari ha continuato a evacuare cani e gatti e a distribuire cibo e medicine, assistere rifugi e famiglie sfollate. Yuliya Firka, fondatrice di United for Animals, ha descritto questo lavoro come estenuante e pericoloso, fatto di missioni in cui non c’è mai la certezza di riuscire né di tornare indietro in sicurezza. In giugno, un rifugio per animali a Kramatorsk è stato colpito da raid russi, ma tutti gli animali ospitati sono stati salvati. United for Animals lavora insieme a Greater Good Charities, che ha sostenuto le operazioni fornendo oltre mille kit d’emergenza, aiutando nelle evacuazioni e finanziando diversi salvataggi. Secondo l’organizzazione, molti profughi e sfollati interni sono riusciti a partire con i propri animali, ma altri hanno dovuto affrontare la scelta devastante di lasciarli indietro. Per questo, le attività comprendono la distribuzione di milioni di pasti ai rifugi e alle persone colpite dalla guerra, oltre alla consegna di cucce riscaldate per affrontare gli inverni ucraini. Per le associazioni impegnate sul terreno, salvare cani e gatti non significa solo proteggere la loro vita, ma anche sostenere le famiglie traumatizzate dalla guerra. Gli animali, spiegano i volontari, sono una fonte di conforto emotivo e di stabilità in mezzo alla distruzione, e spesso le famiglie arrivano a rinunciare al cibo pur di nutrirli. In mezzo a guerre diverse, i volontari continuano a muoversi tra macerie, rifugi pieni e rotte di evacuazione per evitare che anche gli animali diventino i dimenticati del conflitto.
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