Dalla padella alla brace?

La vicenda degli ippopotami di Pablo Escobar, il più noto narcotrafficante della storia comincia negli anni 80 quando il re del cartello di Medellín, decide di costruirsi un regno tropicale personale nella sua Fattoria Napoli di Medellín, in Colombia: importa giraffe, elefanti, zebre, leoni e quattro ippopotami africani, un maschio e tre femmine. Poi il boss – riporta Il Giornale – muore nel 1993, ucciso dalla polizia su un tetto, ma gli ippopotami restano. Gli ippopotami si moltiplicano da quattro diventano venti, poi 80, poi 200. Per questo la Colombia, dopo anni di sterilizzazioni fallite, traslochi impossibili e proteste animaliste, aveva deciso di abbatterne 80. Qui entra in scena il trentenne Ambani, erede dell’impero Reliance Industries, la più grande società del settore privato indiano, e protagonista di matrimoni miliardari da mille e una notte. Ambani jr. ha annunciato di voler trasferire gli ippopotami nel suo gigantesco santuario per animali nel Gujarat, in India occidentale. “Non hanno scelto loro dove nascere – ha dichiarato. Abbiamo il dovere morale di salvarli”. Naturalmente non tutti applaudono. Il centro Vantara degli Ambani oltre 1.400 ettari tra elefanti, tigri e primati è stato criticato da associazioni animaliste che lo accusano di essere più un gigantesco zoo privato di lusso che un vero progetto di conservazione. In India perfino la Corte Suprema ha chiesto verifiche sulle acquisizioni degli animali.

Lascia un commento

Un sito WordPress.com.

Su ↑