Il cane alla catena è contro natura

Nel Trattato di Lisbona (2007) l’Unione Europea ha riconosciuto gli animali come esseri senzienti e lo sono anche per il Codice civile italiano. Il Codice penale prevede due reati (articoli 544 ter e 727 cp) che puniscono chiunque detenga animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. L’etologo Enrico Alleva spiega che il cane mantenuto a lungo alla catena è un essere che soffre molto, perché ne sono violati alcuni principi base delle sue regolazioni etologiche. Quali sono le leggi nel mondo? Se la più rispettosa nel mondo è la legge adottata dalla California, in Europa ciascuno Stato si regolamenta in modo autonomo e i migliori modelli normativi sono quelli introdotti da Austria e Svezia che, oltre a vietare rigorosamente il ricorso alla catena, introducono pesanti sanzioni (in Austria da 3750 a 15mila euro per la violazione della norma; in Svezia si va dall’ammenda a due anni di reclusione). In Italia siamo da un estremo (Liguria, Sicilia e Basilicata non hanno adottato alcuna norma) all’altro (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo e Puglia hanno introdotto divieti ma accompagnati da deroghe poco circonstanziate). Per fortuna a dare una lezione di civiltà con norme all’avanguardia c’è l’Umbria, insieme alla Campania, che tuttavia ha per ora varato la normativa ma non ha ancora introdotto le sanzioni adeguate.

Foto di Viktar Masalovich da Pixabay 

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